C’è una contraddizione fondamentale e quasi ironica nel testo pubblicato dal sindaco Francesco Giannetti su Facebook: un lungo post in cui si spiega di non fare comunicati stampa. Un messaggio pubblico in cui si rivendica la scelta di non comunicare pubblicamente. È già in questo cortocircuito logico che si annida il principale problema del ragionamento esposto.
Il sindaco sembra operare con una distinzione implicita tra la “vera” comunicazione istituzionale — comunicati stampa, conferenze, dichiarazioni ufficiali — e i post su Facebook, quasi fossero una forma di discorso informale e privato, una chiacchierata tra amici. Questa distinzione è concettualmente infondata e politicamente rischiosa.
Un post su Facebook pubblicato da un sindaco in carica su una pagina pubblica è, a tutti gli effetti, un atto di comunicazione istituzionale. Ha la stessa natura pubblica di un articolo su un quotidiano, di un’intervista televisiva o di una nota stampa inviata alle redazioni. I contenuti sono indicizzati, condivisibili, citabili, archivabili. Raggiungono potenzialmente migliaia di cittadini. Possono essere ripresi dalla stampa. Producono effetti politici reali.
La piattaforma cambia. La sostanza no.
Anzi, per certi versi Facebook offre al sindaco un vantaggio straordinario rispetto ai media tradizionali: la disintermediazione totale. Nessun giornalista che filtra, nessuna domanda scomoda, nessun taglio redazionale. Il messaggio arriva diretto ai lettori, nella forma esatta in cui lo si vuole veicolare. È uno strumento di comunicazione politica potentissimo — e per questo va usato con consapevolezza e responsabilità, non sminuito come se fosse un diario personale.
Giannetti costruisce nel testo una narrativa precisa: da una parte l’opposizione rumorosa e mediatica, dall’altra lui, il sindaco operoso e concreto che “lavora duro” senza fermarsi a fare comunicati dopo ogni incontro. È una retorica antica e seducente — il fare contrapposto al dire — ma nasconde un equivoco profondo sulla natura del mandato democratico.
Un amministratore pubblico ha il dovere di rendere conto ai propri cittadini in modo sistematico, non episodico. La trasparenza non è un optional comunicativo, non è una concessione alla spettacolarizzazione della politica: è un principio cardine della democrazia rappresentativa. I lavori alla galleria di Monte Giove riguardano la mobilità, la sicurezza, la qualità della vita di migliaia di persone. Tenerle aggiornate non è vanità politica. È responsabilità istituzionale.
Il fatto che il sindaco abbia incontrato i dirigenti Anas tre giorni prima di scrivere il post, e che solo la pressione dell’opposizione parlamentare abbia prodotto questa comunicazione, è esattamente la dimostrazione del problema che egli non vede in sé stesso.
C’è un passaggio particolarmente rivelatorio nel testo: Giannetti afferma di essere “molto contento” dell’attenzione di PD e FI verso Terracina, salvo poi interpretarla immediatamente come un tentativo politico di screditarlo. Questa lettura difensiva tradisce una visione della politica come guerra di posizionamento, in cui ogni azione altrui è necessariamente ostile.
Ma un’interrogazione parlamentare sui ritardi di un’opera pubblica è, nella sua forma più elementare, uno strumento democratico legittimo. Se l’opposizione deve ricorrere a interrogazioni parlamentari e convocazioni di commissioni regionali per ottenere informazioni sui lavori di una galleria, significa che il canale ordinario di comunicazione istituzionale ha funzionato male. Non è una colpa dell’opposizione. È un segnale che qualcosa nel flusso informativo tra amministrazione e cittadinanza si è inceppato.
Va riconosciuto al sindaco che nel post sono presenti informazioni concrete e utili: i motivi del ritardo sulla prima canna, la compensazione prevista sulla seconda, la data del 22 maggio per il punto stampa, le prospettive per i lavori RFI. Sono notizie rilevanti, che i cittadini di Terracina avevano interesse a conoscere.
Il problema non è dunque l’incapacità di comunicare — questo post lo dimostra — ma la mancanza di una strategia comunicativa ordinaria e proattiva. Quelle stesse informazioni, fornite progressivamente e senza attendere la pressione dell’opposizione, avrebbero costruito fiducia, ridotto l’ansia collettiva e reso superflua qualsiasi interrogazione parlamentare.
Facebook permette esattamente questo: aggiornamenti regolari, diretti, accessibili, capaci di creare un rapporto continuo con i cittadini. Non serve un ufficio stampa sofisticato. Servono contenuti chiari, cadenza regolare e la consapevolezza che comunicare non è perdere tempo — è amministrare.
Il vero problema del comunicato di Giannetti non è quello che dice, ma quello che rivela senza volerlo: una concezione della comunicazione pubblica come peso o come concessione, piuttosto che come parte integrante del mandato democratico. Scrivere su Facebook che non si fanno comunicati stampa è, in fondo, fare un comunicato stampa. Meglio allora farlo bene, farlo spesso, e farlo prima che qualcun altro sia costretto a chiedertelo. (everardo)
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