venerdì 10 aprile 2020,
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Attentato a Parigi. Le ultimissime

scritto da Redazione
Attentato a Parigi. Le ultimissime

Parigi: arresto Bruxelles, Procura “non è Abdeslam”
La persona arrestata a Molenbeek non è Salah Abdeslam: è quanto ha precisato il tribunale di Bruxelles.


FRANCIA: CAZENEUVE, NELLA NOTTE ARRESTATE 23 PERSONE
Ventitre arresti, 168 perquisizioni e 31 armi sequestrate. Questo il bilancio dell’operazione di polizia condotta nella notte in 19 dipartimenti francesi, secondo quanto riferito dal ministro degli Interni di Parigi Bernard Cazeneuve.


PARIGI. BERLUSCONI: UE DOVREBBE COLLABORARE CON PUTIN, NON E’ DISPOSTO AD ACCETTARE INCERTEZZE DELL’OCCIDENTE
Da mesi Putin va suggerendo di creare una coalizione internazionale contro l’Isis, ma l’Europa, che poi dovrebbe essere la più interessata a partecipare visto che è in Europa che si riversano i rifugiati che scappano dal Califfato, l’Europa invece di collaborare con la Federazione russa ha tentato di isolarla e le ha inflitto sanzioni economiche assurde che, oltretutto, recano un danno alla stessa economia europea“. Così Silvio Berlusconi interviene su Putin a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.
La linea di Putin è quella del realismo e della consapevolezza – continua Berlusconi- Lui è un patriota russo che non ha esitazione nel difendere i diritti del suo paese, ma è un uomo con una visione molto lucida delle relazioni internazionali. È costretto a prove di forza con l’occidente che non vorrebbe e non avrebbe ragione di fare se prendessimo sul serio, per esempio, il diritto all’autodeterminazione dei popoli come per esempio in Crimea e in Ucraina“.
Putin è consapevole della necessità di un’azione comune contro il terrorismo ma non è disposto ad aspettare le incertezze e le paure dell’Occidente“, dice ancora Berlusconi.


FRANCIA: IDENTIFICATI ALTRI 2 KAMIKAZE, IMPRONTE DI UNO GIA’ PRESE IN GRECIA
Altri due terroristi suicidi responsabili degli attacchi di Parigi sono stati identificati e le impronte di uno di loro corrispondono con quelle prese ad un uomo sbarcato in Grecia. Lo ha reso noto un comunicato del procuratore francese Francois Molins.
Le impronte di uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere vicino allo Stade de France corrispondono a quelle prese in Grecia ad ottobre ad un uomo sbarcato con un passaporto siriano con il nome del 25enne Ahmad Al Mohammad, 25 anni. L’autenticità del passaporto, precisa la nota, non è stata verificata.
L’altro terrorista, che si è fatto esplodere nella sala da concerti del Bataclan, è stato identificato come Samy Amimour, 28 anni, cittadino francese nato a Parigi. Era noto alle forze dell’ordine per i suoi legami con la galassia terrorista ed era ricercato dal 2013 quando fu spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale. Tre dei suoi familiari sono stati fermati dalla polizia e ora vengono interrogati.


TERRORISMO: ALFANO, PROTEGGEREMO AL MASSIMO ROMA E LE SEDI DEL GIUBILEO
Proteggeremo al massimo la nostra comunità romana. Faremo del tutto per evitare che possa succedere quello che è successo altrove con la consapevolezza che abbiamo una guerra che non ha precedenti nella storia“. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervenuto a Rtl.
Non possiamo negare che il rischio ci sia. Nessun Paese è a rischio zero. Noi dobbiamo fare in modo che questo rischio si assottigli fino allo zero – continua il ministro – Sono 56426 persone controllate dall’inizio dell’anno, 147 arrestate per ragioni legate al terrorismo, 8.493 veicoli perquisiti o controllati, 160 motonavi controllate, 55 espulsi per collusioni con frange violente. In Italia ha funzionato tutto questo lavoro di prevenzione. L’Italia fin qui non ha dovuto versare lacrime“.
La nostra strategia – spiega – sta nel non provocare nessuno affermando che nel nostro paese c’è il diritto di culto. Ai mussulmani d’Italia quindi riconosciamo il diritto di culto ma chiediamo di prendere posizione contro chi ha compiuto queste barbarie in nome del loro stesso Dio. Lo stiamo facendo dialogando con la comunità ebraica e allontanando chi inneggia alla violenza“.


FRANCIA: 20 BOMBE SU RAQQA, DISTRUTTI UN COMANDO E CAMPO ADDESTRAMENTO
Sono 20 le bombe che l’aviazione francese ha sganciato la scorsa notte su Raqqa, ‘capitale’ dello Stato Islamico in Siria. Lo ha annunciato il ministero della Difesa francese, precisando che sono stati distrutti un centro di comando e un campo di addestramento. All’operazione hanno partecipato 12 aerei, fra cui dieci caccia, partiti simultaneamente dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Giordania.
L’operazione segna l’inizio di una svolta nell’impegno francese contro lo Stato Islamico dopo gli attentati di Parigi. Il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian ha parlato ieri per due volte al telefono con il collega americano Ashton Carter con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento, che comprende in particolare una maggior scambio d’informazioni.
In settimana partirà dalla base navale di Tolosa l’ammiraglia della marina francese, la portaerei Charles de Gaulle, per una missione di quattro mesi. La nave, con a bordo 24 aerei, si dirigerà verso il Mediterraneo e poi il Golfo persico. La capacità aerea francese verrà così triplicata rispetto ai 12 aerei Rafale e Mirage che oggi stazionano in Giordania e negli Emirati.


E se ci fosse il rigore europeo tra le cause del Bataclan?
Un servizio del maggio scorso della trasmissione Gazebo documentava l’inesistenza dei controlli sulle coste greche. Anzi, proprio nei giorni in cui Tsipras negoziava con l’Unione i termini per gli aiuti, le autorità greche, non avendo denaro per gestire l’emergenza, davano documenti e visti validi a tutti senza controlli, fidandosi delle dichiarazioni dei profughi
?Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono?. Questo era il messaggio che Giovanni Paolo II lanciava per la Giornata della pace del 2002. E questo oggi è un pensiero che, tra una notizia e l’altra, ad ormai 48 ore dai fatti di Parigi torna ripetutamente.
Siamo ancora nelle ore della solidarietà e delle lacrime. Ma presto arriverà il momento delle risposte. La Francia, l’Occidente, qualcosa dovranno fare. I colpi di fucile del Bataclan hanno voltato la pagina della storia. Siamo in una nuova epoca.
La risposta più’ istintiva, quella che da molti si leva come richiesta, è una reazione. Una reazione armata, rabbiosa, di vendetta. Guerra.
In Italia a gridare più forte degli altri (fisicamente a Porta a Porta e virtualmente sui social) c’è Matteo Salvini. Nella sua malcelata foga da campagna elettorale il leader leghista sta sfruttando ogni goccia di sangue francese per ribadire che serve un intervento armato in Siria e Libia, che serve chiudere le frontiere e che serve un cambio “culturale“: ?basta dialogo, leggi e rigore?.
La guerra è la risposta più consueta. Dall’11 settembre 2001 ad oggi abbiamo assistito a guerre in Iraq, Afghanistan e Libia a primavere arabe eterodirette in tutto il nord Africa e nel Medio Oriente. Il risultato sono stati una lunga serie di attentati in Europa e in tutto il resto del mondo. Da Madrid a Londra, da Sidney a Boston passando per Beirut e Tunisi. Fino ai giorni di Charlie e a quelli del Bataclan. La guerra insomma, scelta sempre come soluzione definitiva, si è svelata come una scorciatoia politica a breve termine ma dai danni innumerevoli e a lungo termine.
Salvini però fa un passo ulteriore. Oltre alla guerra, chiede la chiusura delle frontiere e un cambio di rotta sull’accoglienza. Nel farlo cala un asso che a molti era passato inosservato. Sembra che due degli attentatori siano infatti profughi arrivasti con i barconi in Grecia. I documenti trovati sulla scena, se non risultassero contraffatti o rubati, testimonierebbero questo. Ecco la prova che i migranti sono pericolosi e che vadano tenuti lontano.
Quello che Salvini finge di non sapere o forse non sa veramente è il perché sia credibile che queste persone siano arrivate proprio dalla Grecia con passaporti rilasciati proprio dalle autorità greche.
A spiegarlo c’è un bel servizio del 22 maggio scorso, di Diego Bianchi, andato in onda sul suo programma Gazebo su Rai2.
In quei giorni e già da qualche settimana infatti si stava assistendo al braccio di ferro tra Alexis Tsipras e Unione Europea sulla crisi economica greca. Erano giorni in cui la Grecia aveva le banche chiuse e i bancomat contingentati. Un paese sull’orlo della bancarotta. Non c’erano soldi per pagare gli stipendi pubblici, dunque non c’erano neanche per gestire i migranti che sbarcavano.
Come documenta il video di Zoro le autorità greche, fidandosi di quanto veniva dichiarato dai profughi, dopo averli trattenuti per una notte in tende sulla costa, concedevano loro visti e documenti a seconda della provenienza dichiarata. Visto di sei mesi per i siriani, di un mese per gli altri, Con quel documento, secondo le regole europee, a tutte queste persone era garantita la libera circolazione.
Una vera e propria falla nel sistema di sicurezza europeo alla luce del sole. Ma la priorità erano in quei giorni altre: il denaro, le banche, la finanza. Si parlava di rigore. Nessun partner aveva pensato che consentire alla Grecia almeno di occuparsi della gestione corrente sarebbe stato saggio. Come troppo spesso accade l’Europa si e’ concentrata sull’oggi senza avere una visione d’insieme e un orizzonte d’azione. Un visto di quelli rilasciati in quei giorni, uno di quelli di sei mesi, scade in questi giorni, in novembre.
Come ha dichiarato il Cardinal Angelo Bagnasco forse la prima cosa da fare è ?un cambio politico ed economico: chi compra il petrolio dall’Is? Chi li rifornisce di armi??. Prima di decidere cosa fare insomma dobbiamo rispondere ad alcune domande. Perché senza giustizia non ci può essere pace.


PARIGI. SALVINI: INCAPACE ALFANO VERGOGNA, ORA LO DENUNCIO
‘Ascoltando Salvini sembra di percepire il suo dispiacere perché gli attentati di Parigi non siano avvenuti in Italia, così da consentirgli di fare caciara e guadagnare voti’. Lo ha incredibilmente detto a Rai Uno l’incapace Alfano. Vergogna. E questo dovrebbe difendere gli italiani? Prima lo denuncio e poi… #alfanodimettiti“. Lo scrive su facebook Matteo Salvini, segretario della Lega nord.

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