Tante volte abbiamo sentito e letto: “Io amo Terracina”, “Bisogna amare la città”, “Terracina prima di tutto”, “Terracina ai terracinesi”…
Un sentimento che politici o presunti tali, concorrenti alle elezioni di ogni tipologia, soggetti che prendono più di quello che danno alla città e tanti, troppi cittadini lo hanno solo sulla bocca, ma non certamente nel cuore.
Perchè se questo sentimento forte di “amore” verso tutto quello che rappresenta Terracina fosse realmente vero, la città non si troverebbe nell’oblio del niente assoluto in cui è precipitata da troppi anni.
Oggi ci soffermiamo su un luogo tra i più attrattivi, storici, turistici e di socialità che sta andando in malora sotto gli occhi e soprattutto i piedi di tanti, troppi ignavi, che guardano ma non vedono e di chi ne ha competenza e non fa nulla: illustriamo lo scandaloso stato del lastricato della piazza che Aulo Emilio figlio di Aulo pavimentò a sue spese.
Un lastricato che tra vecchie “fratture” e nuovi “buchi” si trova in grave pericolo di disfacimento totale.
Agli indifferenti ricordiamo che l’antico Foro Emiliano (piazza Municipio) ha una pavimentazione di lastre in calcare del I secolo d.C. e conserva ancora, dopo millenni, l’iscrizione in lettere di bronzo (poche in verità) di “Aulus Aemilius”, il magistrato locale che ne ordinò la realizzazione.
“La piazza” terracinese per antonomasia, vero e proprio monumento orizzontale, evidentemente non è riconosciuto come tale e per questo soggetto alle più inaudite “violenze fisiche”.
Le immagini raccontano dell’orrendo stato in cui versa un monumento tra i più importanti del mondo romano.
N:B: La foto n.1 rappresenta un “buco” certosinamente prodotto nel breve periodo.
8.9.2023
“A Mnemosine”
Cronaca cittadina, antica di 2000 anni, dal Foro Emiliano
Quando Aulo Emilio, figlio di Aulo, gentilizio terracinese, si diresse verso il costruendo foro, era una mattina chiara e luminosa del decimo anno d.C.
Roma era grande e l’impero era il mondo.
Egli andava ad ammirare il lastricato in calcare che aveva commissionato ad apposite maestranze per onorare, nonché Roma ed Augusto, la città che lo aveva visto nascere.
Immaginò Aulo Emilio che un giorno il foro avrebbe preso il suo nome?
Certamente sì!
Oracolo di se stesso, tramandò l’iniziativa facendo incidere sulle lastre l’iscrizione: “A-Aemilius-A-F-Stravit P.S.” (Aulo Emilio figlio di Aulo pavimentò a sue spese) e con quel gesto si consegnò alla memoria futura.
In ragione di questo ci sentiamo di chiedere a Terracina e ai terracinesi, lo sforzo per recuperare profondamente la loro memoria storica.
In ragione di questo noi vogliamo che la città possa riappropriarsi del carattere antico dei suoi padri, quel senso alto di civiltà, quella dimensione di valore che distingue un’epoca all’altra. In ragione di questo pretendiamo che la città faccia per il suo avvenire ciò che il suo passato gli chiede: poiché solo coloro che riconquisteranno l’eredità dei padri la meritano.
E dunque come dimenticare l’esempio di Aulo Emilio, il cui monito tutti ci sovrasta?
A significazione di come in fondo le società abbiano sempre avuto bisogno della coscienza partecipata degli individui che le compongono.
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