mercoledì 14 Aprile 2021,

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Abolizione delle Province. Cusani: “Provvedimento inutile e dannoso”. Ecco perchè

scritto da Redazione
Abolizione delle Province. Cusani: “Provvedimento inutile e dannoso”. Ecco perchè

UN’ITALIA SENZA LE PROVINCE? NO AL MOMENTO NO! Il Disegno Delrio appena approvato NON ABOLISCE LE PROVINCE che resteranno seppur con competenze ridefinite in attesa della riforma Costituzionale al momento solo preannunciata.
NON RIDUCE I COSTI NE LE POLTRONE. Dunque un nulla di fatto che si traduce in una chiara mistificazione dei fatti frutto di dichiarazioni ad effetto del Presidente del Consiglio.
La riforma infatti ha risvolti inaspettati: aumenta i componenti dei consigli comunali per i paesi più piccoli. In particolare a fronte del taglio di 2159 poltrone con la cancellazione delle Province, aumentano i seggi per i consiglieri (pari a 26096) e i posti da assessore (+5036) dei Comuni fino a 10 mila abitanti.
Ma facciamo un po’ di chiarezza.
Con questa legge le Province sono effettivamente abolite?
No. Per poter abolire le Province serve una riforma costituzionale, ovvero la revisione del Titolo V della Costituzione, una riforma già prevista nell’agenda del governo. Con questa legge approvata in via definitiva alla Camera le Province vengono svuotate dai poteri e completamente riorganizzate.
Cosa succede adesso nelle province dove era previsto il voto il prossimo 25 maggio?
Il giorno dell’election day, il 25 maggio, durante il quale si voterà per le elezioni europee e per il rinnovo di oltre 4 mila Comuni, le elezioni delle Province non ci saranno più. Sarebbero dovute andare al voto ben 73 province, 52 in scadenza naturale e 21 già commissariate. Per 13 Province che sono già state rinnovate prima dell’approvazione di questa legge si deve aspettare la scadenza naturale della legislatura. Diversa è la situazione per Sicilia e Sardegna.
Le funzioni delle Province da chi saranno svolte?
Le competenze provinciali vengono trasferite alle Regioni e ai Comuni. Si fa eccezione per le competenze di edilizia scolastica, della pianificazione dei trasporti, della tutela dell’ambiente: funzioni che rimarranno alle Province (fino a quando queste non verranno completamente abolite con la riforma del Titolo V).
Che fine faranno i dipendenti delle Province?
Oggi sono poco meno di 60 mila. Gli attuali dipendenti delle Province andranno dove vanno le funzioni. Chi in Regione, chi in Comune e chi resterà nella propria amministrazione, in riferimento all’attività svolta. I dipendenti manterranno la retribuzione che avevano e anche l’anzianità di servizio.
Che cosa ci sarà al posto delle Province?
I consigli provinciali vengono trasformati in assemblee dei sindaci. Si prevede poi l’istituzione delle Città metropolitane, a partire dal 1 gennaio del 2015. Diventeranno Città metropolitane: Napoli, Milano, Torino, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Venezia e Reggio Calabria. A queste va aggiunta Roma, già inquadrata con l’istituzione di Roma capitale. In futuro si aggiungeranno pure Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste e alla fine ci troveremo quindici nuove aree territoriali che andranno a sostituire la Provincia.
Chi sarà alla guida delle Città metropolitane?
A guidare le Città metropolitane sarà un sindaco metropolitano che, a differenza dei presidenti delle nuove Province, potrà anche essere eletto, ma solo previa istituzione di un’apposita legge. In alternativa il sindaco metropolitano coinciderà con il sindaco della principale città e non percepirà indennità aggiuntive per l’ulteriore incarico.
Ci sono anche i consiglieri nelle Città metropolitane?
Sì, ed il numero dei consiglieri è variabile a seconda della popolazione, da 14 a 24. Il consigliere metropolitano è un organo elettivo di secondo grado e dura in carica cinque anni. Secondo la legge anche l’incarico di consigliere metropolitano è svolto a titolo gratuito.
Quanto si risparmia grazie a questo provvedimento?
Le cifre del risparmio oscillano un po’, anche perché attualmente calcolate su basi empiriche. Secondo fonti di Palazzo Chigi il risparmio con questa legge si aggira intorno agli 800 milioni, calcolando circa 110 milioni di risparmio per il personale della politica che non verrà più eletto e altri 700 milioni grazie al riordino delle funzioni. Si discostano un po’ i calcoli fatti in precedenza dal commissario per la spending review Carlo Cottarelli, che a regime (ovvero nel 2015) prevede un risparmio di circa 500 milioni.

Armando Cusani

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